Specchie Salentine

Le specchie salentine, manufatti caratteristici che contraddistinguono il territorio, sono costruzioni in pietra calcarea, provenienti dallo spietramento a mano delle campagne, simili a torri realizzate a secco.

Anche se non è possibile ipotizzare una datazione esatta, si ritiene risalgano all’era dei Messapi se non addirittura al Neolitico e sulla loro funzione originaria sono diverse le ipotesi tutt’ora studiate dai ricercatori.

Specchia dei Mori - Martano

Tra le più plausibili si suppone che fossero usate come posti di vedetta, oppure con funzioni di sepoltura poichè in diversi casi attorno alle specchie sono stati ritrovati interi corredi funerari.

Secondo un’altra tesi queste strutture del Salento sarebbero state sfruttate anticamente per l’accumulo di acqua.

Altre ipotesi ritengono si tratti semplicemente di trulli (furnieddhi o pajare salentine) crollati, o cumuli di pietre tolte dai terreni per dissodarli e renderli più idonei al pascolo e alle coltivazioni.


In tal caso però si tratta di false specchie che escludono una generalizzazione.

Le specchie più grandi sono strutture di forma più o meno conica con base circolare che possono raggiungere anche i 15 metri di altezza.

La loro denominazione sarebbe di origine medievale, probabilmente derivata dal latino specula.

Numerose le specchie salentine, molte delle quali ubicate nel territorio compreso tra Martano, Ugento, Cavallino e Presicce.

La più nota è sicuramente la cosiddetta Specchia dei Mori o Segla tu Demoniu, che si trova lungo la Strada Provinciale Martano – Caprarica.